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Storia e futuro
dell'orso marsicano

di Gianluca Damiani e

Gennaro Tomma

NATURA E CONSERVAZIONE

08/10/2023

Storia e Futuro
dell'orso marsicano

Gianluca Damiani

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Gennaro Tomma

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Un'orsa di nome Amarena

"Stasera soffia un vento dolce", pensai.

Mentre annusavo la frescura della notte, la brezza mi sfiorava il pelo come una carezza. Gli odori giungevano alle mie narici uno dopo l’altro, trasportati da quei freschi aliti di fine estate, inebriandomi. Li distinguevo tutti. Bambini che correvano tra i vicoli, una moltitudine di persone a passeggio sotto i lampioni e anziani signori che giocavano a carte, seduti in qualche locale del paese. Anche loro, come me, sembravano apprezzare la fresca brezza di fine estate. È un piccolo mondo che ho imparato a conoscere negli anni. Ma non è stato sempre così. All’inizio avevo paura. Le grida, il rombare delle auto, tutto era nuovo per me. Ogni piccolo suono mi spaventava tremendamente, ed ero sempre sul punto di scappare. Poi col tempo ho imparato che non c’era nulla da temere, gli umani erano innocui. Mi ero così abituata a quella folla di persone e all’odore degli umani, che dopo qualche tempo ho iniziato a portare qui anche i miei figli, ciò che di più importante ho al mondo. Insieme attraversavamo i prati e i frutteti, gustandoci i frutti maturi. Tra tutti, quelli che amavo di più erano le amarene.

Eppure, quella sera c’era qualcosa di diverso nell’aria, lo sentivo. Le persone mi stavano molto vicine, a volte troppo. Mi innervosii un po’, e decisi così di spostarmi per raggiungere un posto più tranquillo. D’un tratto, mentre avanzavamo furtivi tra le auto, il vento mi portò un altro odore con sé: galline.

L’odore arrivava da una casa poco lontana, circondata da una lunga rete. In certi punti però c’erano delle aperture. "Non sarà difficile entrare", pensai. Volevo portare i miei cuccioli con me, era da un po’ che non mangiavamo carne, e volevo insegnargli a procurarsela prima dell’autunno, sarebbe servito.

La casa era silenziosa, sembrava quasi non ci fosse nessuno al suo interno. Qualcosa però mi turbava, non sapevo bene cosa, così non ci feci troppo caso, e proseguii per la mia strada verso il pollaio.

Non so bene cosa accadde dopo. Ricordo solo di aver sentito una porta aprirsi, una voce parlare e poi una grossa figura stagliarsi davanti a me. Era un uomo, aveva in mano qualcosa. Era agitato, arrabbiato. Pensai che sarebbe bastato andare via lentamente per farlo tornare tranquillo. Non volevo fargli del male dopotutto. Poi sentii un vuoto. Un rumore fortissimo arrivò dalla sua direzione, come fosse uscito da dentro di lui. Le orecchie mi bruciavano, squarciate da quel suono così tremendo. Non avevo mai sentito niente del genere in vita mia, non sapevo cosa fosse, non sapevo cosa fare. Poi mi accorsi però che qualcosa non andava. Le mie narici fiutavano sangue. Davanti a me, sull’asfalto ancora scaldato dal sole, si espandeva una pozza rossa del mio sangue. Ero ferita. Mi feci prendere subito dal panico. I miei cuccioli. Dov'erano? Provai a chiamarli, ma non ricevetti risposta. Le forze mi stavano lasciando. Per la prima volta nella mia vita, non sentivo più odori. Il mondo davanti a me stava sbiadendo. Mi lasciai cadere a terra. Mentre in lontananza sentivo altre voci avvicinarsi, urla e macchine, provai a rialzami ma non potevo fare più nulla. Caddi un'altra volta a terra e questa volta mi arresi.

Alzai la testa al cielo e vidi delle forme conosciute, confortanti. Le montagne mi stavano osservando, così come avevano fatto per tutta la mia vita. Anche in quel momento sentivo che mi stavano proteggendo.

Nella mia esistenza avevo deciso di fidarmi degli uomini, e questa ora era la mia fine.

Eppure quella sera soffiava un vento dolce.

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(illustrazione di Nicolò Macci)                         

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Murale dedicato ad Amarena nella città di San Sebastiano dei Marsi (illustrazione di Nicolò Macci, fotografia di Manuela di Vito)                         

L'orso marsicano:
status e conservazione

Osservando una cartina fisica dell’Italia, con un po’ di fantasia, si può immaginare un sentiero verde che partendo da nord attraversa tutto lo stivale: gli Appennini. Incastonato quasi al centro di questa fiumana di monti e foreste sorge il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, una delle aree più selvagge d’Italia. Qui, in un mondo in bilico tra passato e presente, percorre ancora gli antichi sentieri una specie maestosa: l’orso marsicano (Ursus arctos marsicanus).

L’orso marsicano ha diverse caratteristiche in comune con l’orso bruno europeo. Entrambi sono infatti interfecondi e appartengono alla stessa specie Ursus arctos. Descritto già nel 1921 da Altobello, naturalista molisano, come sottospecie dell’orso bruno europeo, l’orso marsicano ha alcune caratteristiche che immediatamente saltano all’occhio: il colore del mantello più chiaro e le dimensioni ridotte rispetto agli orsi europei. L’aumento di dimensioni nelle popolazioni di vertebrati secondo un gradiente di latitudine è infatti un processo evolutivo molto conosciuto. Per esempio, le popolazioni di orsi del Nord Europa manifestano un marcato aumento delle dimensioni corporee.

Ci sono molte teorie sulla storia evolutiva di questa specie in Appennino, ma l’isolamento geografico e riproduttivo, attribuibile agli ultimi 1000-3000 anni, non ha portato solo differenze anatomiche. L’orso marsicano, infatti, ha un comportamento significativamente differente da quello delle altre popolazioni di orsi bruni europei. Nel corso dell’isolamento, la popolazione marsicana potrebbe aver perso evolutivamente dei geni che conducono all’aggressività, per garantire una miglior convivenza con l’uomo e una maggior probabilità di sopravvivenza in aree fortemente antropizzate. Tuttavia, l’isolamento riproduttivo degli orsi marsicani ha portato a molti problemi tipici di piccole popolazioni isolate.

Sappiamo che in passato, alla metà del 1600 circa, c’è stato un calo drastico della popolazione e una grande riduzione dell’areale di questa specie, dovuto alla frammentazione di habitat operato dall’uomo.

Ad oggi, con poco più di 50 esemplari, gli orsi marsicani soffrono di inbreeding. I pochi individui adulti e riproduttivi portano ad un basso rimescolamento dei geni, che derivano tutti da una piccola popolazione di origine. Questa bassa diversità genetica può portare a molti problemi evolutivi e concorre all’estinzione di numerose popolazioni selvatiche.

Ad oggi, l’orso marsicano è riportato come "specie in pericolo critico" dalla lista rossa della IUCN, e "in declino", con appena 11 maschi e 18 femmine in grado di riprodursi.

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Giovane orso marsicano (Gianluca Damiani)

Orsi confidenti

La matrice del paesaggio montano è fortemente mutata negli ultimi decenni. Fino alla fine del secolo scorso, molti ettari, che oggi sono bosco, cespuglieti e praterie secondarie, erano distese coltivate e frutteti. La quantità di risorse trofiche è dunque sicuramente diminuita nel corso degli anni.

L’effettiva disponibilità di una risorsa però non sempre coincide con la sua abbondanza. Molte delle aree più ricche di cibo sono infatti attivamente difese da grossi orsi maschi, che ne limitano la disponibilità. I ramneti in quota, i meleti più indisturbati e lontani dai paesi, potrebbero essere dunque accessibili ad un numero ridotto di orsi. La ridotta accessibilità di alcune risorse trofiche, e l’abituazione di alcuni esemplari alla presenza dell’uomo, hanno condotto una discreta porzione della popolazione di orsi marsicani a frequentare strade e paesi, in cerca di cibo.

Da un primo timido approccio, alla periferia del paese durante la notte, si passa in pochi mesi a scorribande notturne in cerca di cibo nei cassonetti dei rifiuti. È stato il caso dell’orsa Amarena che, seppur docile, innocua e non attratta dai rifiuti, frequentava i paesi delle valli del Giovenco e del Sagittario in cerca di cibo. Figlia della famosa e longeva orsa Atessa, l’orsa Amarena, uccisa da una fucilata a dieci anni, sin dai primi mesi di vita era abituata a seguire la madre all’interno dei centri abitati.

La sua confidenza nei confronti dell’uomo è solo dovuta all’imprinting giovanile? Probabilmente no. Molti orsi, soprattutto giovani femmine, e quindi alla base della "gerarchia" degli orsi in natura, soprattutto in anni con più scarsità alimentare, frequentano maggiormente i paesi in cerca di cibo (es. frutteti urbani e rifiuti).

L’abituazione all’uomo in età giovanile, l’abbondanza di frutti e rifiuti nei paesi, e la ridotta accessibilità delle risorse trofiche naturali in alcune annate, potrebbero essere i fattori principali ad aver condotto decine di orsi marsicani all’interno dei centri abitati.

Negli ultimi 30 anni, gli orsi "confidenti" o "problematici" che frequentano i paesi e le aree antropizzate sono aumentati notevolmente. Dai rari casi delle orse Yoga e Serena alla fine degli anni ’90 ad oggi sono almeno sei gli orsi confidenti che si alimentano all’interno dei paesi.

Le pratiche di gestione effettuate dagli Enti preposti, come la dissuasione e le assidue catture degli orsi confidenti, potrebbero non ottenere i risultati richiesti. Tuttavia, la gestione di una specie così a rischio, molto mobile e di grande impatto, non è per nulla semplice, anche per un Parco Nazionale con oltre cento anni di storia.

Ad oggi sono molte le critiche e molti i dibattiti su come gestire la presenza di questa specie in contesti sempre più antropizzati.

Infatti, questo fenomeno, oltre che essere "poco natural", mette in pericolo la sopravvivenza degli orsi confidenti (es. atti di bracconaggio, investimenti) e crea, in casi più rari, forti situazioni di disagio tra gli abitanti dei piccoli paesi dell’Appennino.

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Alcuni orsi, soprattutto giovani e femmine, nelle notti d’estate e autunno si aggirano nei piccoli borghi abruzzesi (Gianluca Damiani)

Conservazione

Il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, con i suoi 500 km² rappresenta una piccola isola in mezzo al mare. Se le antiche faggete vetuste e le praterie d’alta quota sono luoghi sicuri per l’orso bruno marsicano, la matrice di strade, campi coltivati, paesi e città della Marsica intera, rappresentano un oceano ostile, in cui la sopravvivenza non è affatto scontata.

La dispersione degli individui, che lasciano quindi le aree di nascita all’interno del Parco per raggiungere nuovi territori, è uno dei principali processi che portano alla elevata mortalità degli orsi marsicani.

All’interno delle aree protette in montagna gli orsi incontrano raramente cacciatori, hanno discrete quantità di cibo naturale e molti luoghi di rifugio diurno e idonei per l’ibernazione invernale. Una volta scesi dalle montagne, e quindi lasciati alle spalle i confini del Parco, il mondo è ostile: gli abitanti dei piccoli centri abitati non sono abituati all’incontro con gli orsi, le risorse di cibo disponibili sono spesso solo all’interno dei paesi, e l’abbondanza di strade, autostrade e ferrovie sono un’enorme minaccia.

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Orso marsicano immortalato con l'utilizzo di una fototrappola (Gianluca Damiani)

Ma quanti sono davvero gli orsi marsicani, aumentano o diminuiscono?

Negli ultimi anni, le stime di popolazione si aggirano attorno ai 50 individui, che solo più recentemente sembrerebbero essersi stabilizzati tra le 55 e le 65 unità. Quello che appare evidente, anche grazie ai crescenti sforzi di monitoraggio anche all’esterno dell’areale della specie, è che sempre più frequentemente giovani orsi marsicani vengono osservati al di fuori delle aree protette e dell’area centrale di riproduzione. Dal 2020 ad oggi, un discreto ma sconosciuto numero di individui sono stati osservati tra la Ciociaria, il basso Molise, il Reatino, il Gran Sasso, i Simbruini e persino tra Umbria e Marche, sui monti Sibillini.

I cuccioli nati ogni anno variano da un minimo di 5-6, ad un massimo di circa 15. Questo incremento annuale, seppur lieve, fa ben sperare. Ma perché, dopo decenni di nascite, e di apparente ridotta mortalità non osserviamo un netto incremento del numero di individui? Le risposte sono molteplici, e molte delle cause di mortalità di questa popolazione sono tutt’ora ignorate o sconosciute.

I parchi Nazionali e Regionali coprivano nel 2015 solo il 38,8% dell’area di presenza dell’orso marsicano, e probabilmente ad oggi questa percentuale è andata riducendosi per via dei molti individui presenti anche in aree molto distanti dal Parco d’Abruzzo.

Gli abitanti di alcuni paesi della Marsica abruzzese, in cui ancora oggi è radicata la cultura della caccia, del bracconaggio, e del pascolo illecito, spesso non sono in grado di convivere e di accettare una presenza come quella degli orsi marsicani. Con le loro pesanti zampe, gli ultimi orsi, stanno lasciando impronte sempre più sbiadite sul terreno. Ad oggi il futuro è incerto e sconosciuto, ma la speranza rimane. Per quante generazioni ancora potremmo osservare gli orsi marsicani? I nostri nipoti potranno entrare in una foresta abitata ancora dagli orsi? Anche se i modelli generati prevedono una ridotta probabilità di estinzione (20% circa) nei prossimi 100 anni, gli innumerevoli eventi inattesi come l’uccisione illegale e deliberata di alcuni individui, oltre 20 negli ultimi 15 anni (es. Amarena, Stefano, Bernardo, Ferroio), o gli investimenti stradali (es. Juan Carrito), potrebbero portare, a breve termine, ad ulteriori cali drastici di questa sottospecie.

Gli orsi trovati morti, dal 1970 al 2018, sono stati 122, di cui almeno il 53% per cause antropiche, 15% naturali e 32% ignote (Rapporto Orso Marsicano 2018).

Più recentemente, in un unico fontanile sono morti cinque orsi annegati, un altro orso è stato investito su un’autostrada, diversi individui sono stati investiti su strade statali e provinciali, e molti altri esemplari conosciuti sono scomparsi senza lasciare traccia.

Nel 2014 un orso veniva ucciso da alcune fucilate in Abruzzo, all’interno di un’area protetta.

Colui che ha sparato, appena quattro anni dopo, veniva assolto. A seguito di ricorsi e processi, nel 2020 viene finalmente emessa una condanna.

Nel 2023 un altro orso viene ucciso da una fucilata. Si chiamava Amarena.

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L'orsa Amarena con i suoi quattro cuccioli nel 2020 (Gianluca Damiani)

Letteratura citata e
approfondimenti

  • Benazzo, A., Trucchi, E., Cahill, J. A., Maisano Delser, P., Mona, S., Fumagalli, M., ... & Bertorelle, G. (2017). Survival and divergence in a small group: The extraordinary genomic history of the endangered Apennine brown bear stragglers. Proceedings of the National Academy of Sciences.

  • Bologna, M., & Taglianti, A. V. (1992). New records on the Abruzzo brown bear range, particularly on Gran Sasso and Laga Mountains/Osservazioni sull'areale dell'orso marsicano, con particolare riferimento al Gran Sasso e ai Monti della Laga. Hystrix, the Italian Journal of Mammalogy, 4(1).

  • Ciucci, P., Altea, T., Antonucci, A., Chiaverini, L., Di Croce, A., Mauro, F., ... & Lazio, B. M. N. R. (2017). Distribution of the brown bear (Ursus arctos marsicanus) in the central Apennines, Italy, 2005-2014. Hystrix, 28(1), 86.

  • Ciucci P, Boitani L. 2008. The Apennine brown bear: A critical review of its status and conservation problems. Ursus 19:130–145. DOI:10.2192/07PER012.1. 

  • Ciucci P, Gervasi V, Boitani L, Boulanger J, Paetkau D, Prive R, Tosoni E. 2015a. Estimating abundance of the remnant Apennine brown bear population using multiple noninvasive genetic data sources. Journal of Mammalogy.

  • Colangelo, P., Loy, A., Huber, D., Gomerčić, T., TAGLIANTI V., Ciucci, P. (2012). Cranial distinctiveness in the Apennine brown bear: genetic drift effect or ecophenotypic adaptation? Biological Journal of the Linnean Society

 

  • Gervasi, V., & Ciucci, P. (2018). Demographic projections of the Apennine brown bear population Ursus arctos marsicanus (Mammalia: Ursidae) under alternative management scenarios. The European Zoological Journal

 

  • Hardeman Jr, D. W., Vander Zanden, H. B., McCown, J. W., Scheick, B. K., & McCleery, R. A. (2023). Black Bear Behavior and Movements Are Not Definitive Measures of Anthropogenic Food Use. Animals

 

  • Herrero, S.; Smith, T.; De Bruyn, T.D.; Gunther, K.; Matt, C.A. From the field: Brown bear habituation to people—Safety, risks, and benefits. Wildl. Soc. Bull

 

 

  • Latini, R., Tosoni, E., Gentile, G., & Scillitani, L. (2017). Conta cumulativa delle unità familiari di orso bruno marsicano per la stima della produttività della popolazione nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e Zona di Protezione Esterna Anno 2017.

  • Loy, A., Ciucci, P., Guidarelli, G., Roccotelli, E., & Colangelo, P. (2021). Developmental instability and phenotypic evolution in a small and isolated bear population. Biology Letters

 

  • Taglianti V. 1988. Stato attuale delle conoscenze sulla biologia e la conservazione dei Carnivori in Italia. In: M. Spagnesi, S. Toso (eds.), Atti del I Convegno Nazionale dei Biologi della Selvamina. Suppl. Ric. Biol. Selvaggina

  • Taglianti V., Iacobone M.G., Loy A. 1984. Osservazioni sistematiche e zoogeografiche sull'orso bruno dell'Appennino centrale. Boll. Zool., 51, Suppl.: 113.

Commenti (2)

Caro Gianluca, l'ho letto un po' in ritardo, mil tuo articolo oltre che interessante è anche profondo.

Giuseppe Panuccio

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Bellissimo e interessante articolo Gianluca...

Complimenti sinceri


Francesco

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