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Noi e Loro:

il nostro impatto sulla fauna selvatica

di Andrea Amici

NATURA E CONSERVAZIONE

07/01/2024

Noi e Loro: il nostro impatto
sulla fauna selvatica

Andrea Amici

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Non passiamo inosservati

La presenza umana è fonte di disturbo per diverse specie, e può influenzare le abitudini e i comportamenti degli animali selvatici. Qualsiasi attività umana, anche se condotta con rispetto, avrà sempre una certa quantità di disturbo sui complessi meccanismi degli ecosistemi. Gli animali selvatici percepiscono inevitabilmente il nostro odore, la nostra voce e i nostri movimenti. Siamo un’entità olfattiva, lasciamo tracce, produciamo vibrazioni e rumori che, se prolungati nel tempo, possono avere conseguenze sull'ambiente e sulla fauna.

Ma in quale modo la nostra presenza può influenzare il comportamento di una specie?

Il disturbo, se prolungato o intenso, può portare cambiamenti significativi nelle abitudini quotidiane degli animali e nei processi biochimici. La produzione dell’ormone dello stress, per esempio, può aumentare a causa dell’allerta continua. Un disturbo continuativo può anche portare alla sospensione delle normali attività, come la cura della prole, il riposo, o l’alimentazione, nonché una riduzione degli spostamenti. Un genitore, per esempio, potrebbe decidere di allontanarsi, lasciando i piccoli indifesi, o persino abbandonandoli.

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Cartello stradale che indica la presenza di orsi, Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (Andrea Amici)

L'etica naturalistica

Oggi, osservare e fotografare animali in natura è un’attività che coinvolge molte persone, dai più ai meno giovani, esperti e non. Osservare un animale selvatico nel suo ambiente naturale è una grande fortuna, tuttavia, spesso possiamo cadere, senza rendercene conto, in comportamenti o atteggiamenti inadeguati, talvolta persino dannosi. Quando si osserva la fauna selvatica in natura, si deve fare i conti con un aspetto chiave: l’etica. Nel mondo naturalistico, ‘’avere un’etica” significa avere un approccio rispettoso e condivisibile nei confronti dell’ambiente, seguendo un comportamento responsabile ogni volta che ci troviamo immersi in natura. Ma come possiamo capire se stiamo disturbando un animale?

I segnali e i comportamenti che ha un animale quando viene disturbato sono diversi, ed è importante saperli interpretare. Uno dei segnali più comuni, che spesso tendiamo a mal interpretare, è il “freezing”, uno stato di allerta che porta l’animale ad immobilizzarsi in presenza di una minaccia come parte della sua strategia di difesa. Questa è una delle reazioni istintive nel repertorio comportamentale di molti animali in situazioni di pericolo.

Questa risposta può essere osservata in vari contesti, come ad esempio quando un animale percepisce la presenza di un predatore. Invece di cercare di fuggire o combattere, alcuni animali possono rimanere immobili nella speranza di passare inosservati. È un comportamento comune negli ungulati come il cervo, che in situazioni di pericolo adotta questa strategia per aumentare le possibilità di sopravvivenza.

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Un gruppo di cervi riposa nei pressi di un paese (Gianluca Damiani)

Come il cibo può alterare la fauna

Una volpe sul ciglio della strada che “elemosina” del cibo rappresenta l’esempio perfetto del concetto di condizionamento alle risorse fornite dall’uomo. Quando ingenuamente si alimenta un animale selvatico, o si tenta di avvicinarlo con del cibo, non si fanno i conti con le conseguenze che quel gesto può comportare nel lungo termine. Se alimentati in continuazione, infatti, gli animali selvatici possono diventare dipendenti dalle fonti alimentari fornitegli dagli umani. Questo porterà l’animale a smettere di cercare autonomamente il cibo naturale di cui ha bisogno, focalizzandosi solo sulla ricerca di cibo proveniente da fonti antropiche. L'assunzione di cibo non naturale da parte della fauna selvatica può causare squilibri metabolici e malattie, e l’adozione di diete non naturali può portare a carenze nutrizionali, obesità e problemi digestivi. Inoltre, l'ingestione di cibo umano contaminato da agenti patogeni può provocare malattie infettive e disturbi gastrointestinali.

Oltre a problematiche sul piano fisiologico, l’abituazione degli animali a ricevere cibo da mani umane può portare modificazioni del comportamento naturale. Essi possono diventare più aggressivi, e, aumentando le occasioni di contatto umano-animale, aumentano le possibilità di incorrere in situazioni pericolose, sia per gli animali stessi che per noi umani.

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Alcuni cinghiali intenti a nutrirsi di cibo di origine antropica. Un fenomeno oggi molto diffuso, ma potenzialmente pericoloso per animali e umani (Gianluca Damiani)

Fauna selvatica e rifiuti

Sentiamo ogni giorno parlare di orsi “confidenti”. Dall’orso bruno sulle Alpi, all’orso bruno marsicano che transita per i paesi nella speranza di trovare resti di cibo all’interno dei cassonetti della spazzatura, e frutta non raccolta sugli alberi. Simile è la situazione che vede protagonista il cinghiale che, come l’orso, è un mammifero onnivoro, e non disdegna il cibo di origine antropica. Questo comportamento è spesso una conseguenza della crescente presenza umana nelle aree in cui vivono questi animali, di fluttuazioni della disponibilità di risorse alimentari in natura, di competizione intraspecifica. Tutti esempi di situazioni che, in alcuni casi, portano alla diminuzione delle loro fonti di cibo naturali e, di conseguenza, all'abitudine a cercare cibo nelle vicinanze delle comunità urbane. La disponibilità di rifiuti alimentari nei paesi può rappresentare una fonte di cibo conveniente per questi animali e tradursi nella maggior parte dei casi in conflitti uomo-fauna. I casi più famosi vedono protagonisti gli orsi bruni europei presenti sull’arco alpino e i cugini marsicani in appennino. Non è raro, infatti, venire a conoscenza dell’incursione di un orso in un centro abitato, attratto dalla presenza di rifiuti antropici, acquisibili con poca fatica.

Nel corso dell’estate e per tutto l’autunno gli orsi devono alimentarsi abbondantemente (questo comportamento è chiamato iperfagia) per accumulare grasso per sopravvivere durante il periodo di svernamento e, nel caso delle femmine, per avere risorse sufficienti per portare a compimento la gravidanza. Durante questo periodo alcuni orsi possono andare alla ricerca di cibo nei centri abitati, tale fenomeno è dovuto a molteplici fattori, come ad esempio la gerarchia sociale e la fluttuazione stagionale delle fonti di cibo naturali.

Episodi di questo genere possono scaturire in problemi più seri, poiché un animale che prende l’abitudine di frequentare zone abitate (dove la competizione è minima) è associato all’insorgere di perdita di diffidenza nei confronti dell’uomo, che può portare a danni ad attività antropiche e ovviamente conflitti. È essenziale adottare pratiche di smaltimento dei rifiuti responsabili, educare le comunità e implementare misure per ridurre la produzione di rifiuti al fine di proteggere la biodiversità e prevenire potenziali problemi di sicurezza pubblica.

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Un'orsa con cuccioli si aggira nei pressi di una zona urbana. (Gianluca Damiani)

Le soluzioni proposte per una corretta convivenza con la fauna che è attratta dalla presenza di rifiuti sono da ricercarsi in quelle proposte che prevedono l’installazione di cassonetti idonei (ad esempio i cassonetti anti-orso) recinti elettrificati, per tenere lontani orsi, cervi e cinghiali (nel caso degli alberi da frutto o orti privati) e soprattutto un corretto smaltimento dei rifiuti previsto dal comune di riferimento.

La protezione degli habitat naturali e la riduzione dell'interferenza umana sulla fauna sono fondamentali per garantire l’integrità degli ecosistemi, e di conseguenza la sopravvivenza di queste specie.

Se solo pensiamo al numero di parchi nazionali, regionali e alle innumerevoli riserve e aree protette che disponiamo in Italia, dovremmo interrogarci sul loro vero valore, tenendo a mente il loro obiettivo principale, che è quello di poter preservare la nostra biodiversità.

Le aree protette svolgono infatti un ruolo cruciale nella conservazione, fornendo ambienti naturali incontaminati dove la fauna può prosperare senza le pressioni negative delle attività umane. La presenza di aree protette aiuta a preservare l’integrità di ciò che la nostra natura dispone, contribuendo, a lungo termine nell’arduo impegno di preservare tutto ciò di unico e incontaminato che l’Italia vanta di possedere.

Un po' di spunti

Di seguito, alcuni articoli consultati per la scrittura di questo articolo, che potete consultare per approfondire l'argomento.

Commenti (1)
Guest
Jan 08

L'attività antropica sul nostro prezioso territorio è argomento che andrebbe discusso in maniera seria e approfondita nelle sedi istituzionali cercando soluzioni creative per l'equilibrio delle specie. Grazie Andrea del prezioso contributo.

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