top of page
Gallina prataiola campo avena 1.jpg

Il sultano delle steppe:

la stagione della gallina prataiola

di Nicola Zara e

Marco Corda

NATURA E CONSERVAZIONE

22/10/2023

Il sultano delle steppe:
la stagione della
gallina prataiola

Nicola Zara

  • Instagram
IMG_9429 (2).jpg

Marco Corda

  • Instagram
inanell_RM (105).jpg

Dal diario fotografico,
aprile 2023

Mi sono appena sistemato nel mio piccolo capanno realizzato tra dei cespugli di cisto cresciuti all’ombra di una grossa quercia; la giornata è ottima, il cielo è limpido e soffia un leggero maestrale: aspetto con ansia la gallina prataiola. Attorno a me un’enorme distesa di campi incolti decorati da migliaia di fioriture spontanee e impreziositi da alcune grosse querce solitarie che, con le loro grandi chiome, si ergono maestose: ecco l’habitat perfetto per la nostra rara e sfuggente amica. In lontananza sento il malinconico canto del cuculo, attorno a me centinaia di gruccioni volano incessantemente alla ricerca di succulenti insetti, una coppia di falchi di palude perlustra meticolosamente i campi alla ricerca di possibili prede. Proprio mentre seguo il volo dei due rapaci qualcosa attira la mia attenzione, un verso secco, deciso e inconfondibile, simile ad una pernacchia. Inizio a setacciare il campo con la reflex e, dopo qualche minuto, individuo un maschio di gallina prataiola nascosto tra le spighe di avena selvatica a circa cento metri da me; è ancora troppo lontano per realizzare qualche buono scatto, non mi resta che aspettare e confidare nella buona realizzazione del mio capanno. Sono passate circa due ore, da qualche minuto ho perso il contatto visivo con il maschio. All’improvviso una forte pernacchia mi fa sobbalzare dalla mia seduta in pietra: eccolo! In tutto il suo splendore, il maschio è arrivato a pochi metri dal mio capanno serpeggiando silenziosamente tra l’erba; imbraccio la macchina fotografica e, con calma, inizio a scattare. La luce è perfetta, lui è bellissimo e sembra quasi sfilare in mezzo alle fioriture di Echium sp., mentre realizzo centinaia di foto. Il sole è ormai tramontato. Soddisfatto, decido di ritirare l’attrezzatura fotografica. Quando esco dal capanno, con le ultime flebili luci, scorgo il maschio a circa venti metri da me; lo osservo per qualche istante prima di caricare lo zaino in spalla e allontanarmi lentamente

Gallina prataiola campo avena 1.jpg

Schiva ed elusiva, la gallina prataiola predilige ecosistemi con una folta e variegata copertura erbacea (Nicola Zara)

La vera protagonista della
primavera sarda

Quando l’inverno lascia spazio alla primavera e la fredda morsa del gelo allenta la sua presa, la natura si risveglia: i campi si tingono di mille colori, gli insetti impollinatori volano incessantemente di fiore in fiore in cerca di nettare, gli uccelli canori riempiono l’aria con una grande varietà di suoni, gli abitanti dei boschi e delle campagne, lentamente, escono dal loro lungo torpore.

Tra i tanti protagonisti di questa stagione uno in particolare merita la nostra attenzione, la rara e sfuggente gallina prataiola (Tetrax tetrax), una delle perle ornitologiche della nostra Sardegna. Poco conosciuto, almeno al di fuori della casta dei naturalisti più esigenti, questo magnifico uccello appartenente alla famiglia delle Otididae è noto anche con il nome di otarda minore ed è strettamente imparentato con le gru. A dirla tutta, perciò, con le comuni galline ovaiole non ha nulla a che vedere e l’appellativo “gallina” non rende giustizia a una delle specie più minacciate a livello nazionale. Estinta nella seconda metà del secolo scorso dalle pianure dell’Europa centro-orientale, la gallina prataiola oggi è presente con due grandi popolazioni ben separate: quella tra l’Ucraina e il nord-ovest della Cina e quella mediterranea distribuita tra penisola iberica, Francia e Italia. In Sardegna, dove sopravvive in pochi areali frammentati, è presente la popolazione più importante d’Italia, la terza in Europa dopo quella spagnola e francese. Schiva e diffidente, predilige soprattutto gli ambienti steppici e incolti, dove l’asfodelo e il cardo selvatico la fanno da padrone, ma frequenta abitualmente anche i mosaici agricoli caratterizzati da pascoli e seminativi in cerca di piccoli insetti e sementi di cui è ghiotta.

Screenshot 2023-10-19 151422.png

Mappa di distribuzione Europea della Gallina Prataiola. Da notare l'estinzione locale odierna nella regione Puglia, dove da qualche anno viene condotto il progetto "Life Tetrax" (fonte IUCN) 

La stagione dell'amore

L’avvento della primavera, nel mese di marzo, segna l’inizio del periodo riproduttivo di questo splendido abitante delle steppe. I maschi, carichi di testosterone, abbandonano gli abiti invernali per indossare un piumaggio fastoso e ammaliante: il capo assume tonalità grigio scure, il collo diventa nero con riflessi che virano al blu-ardesia, nel sottogola appare un vistoso e caratteristico disegno bianco a forma di V. Alla base del collo, invece, compare una spessa banda orizzontale, anch’essa bianca. Le femmine, invece, così come i maschi non riproduttivi, non cambiano le proprie vesti; mantengono infatti un piumaggio color ardesia puntinato di nero sul dorso, che permette loro di mimetizzarsi agevolmente, rendendole poco appariscenti, estremamente elusive e difficilmente individuabili. Tra i due sessi, dunque, vi è un demarcato dimorfismo sessuale per tutta la durata del periodo riproduttivo.

Il periodo riproduttivo di questo sorprendente uccello è caratterizzato da affascinanti e complessi rituali di corteggiamento; i maschi, inebriati d’amore, prendono il controllo dei loro territori nuziali che si estendono per qualche decina di ettari. All’interno di questi, demarcano poi delle piccole aree circoscritte dette “arene” o “lek” (molto simili a quelle dei tetraonidi come il Gallo cedrone (Tetrao urogallus) e il Gallo forcello (Lyrurus tetrax)). Qui, ogni esemplare da dimostrazione di vigoria emettendo dei versi molto simili a delle forti pernacchie, udibili anche a 500 m di distanza. Con ritmi cadenzati, ogni maschio in corteggiamento piega all’indietro il collo mettendo in mostra il vistoso piumaggio. Poi, portandosi in avanti con il capo, emette il tipico verso scoppiettante della durata di pochissimi secondi, amplificato dal collo turgido che funziona come una cassa di risonanza. Più raramente, al tramonto e soprattutto all’alba, momenti della giornata in cui le femmine frequentano maggiormente i territori nuziali per accoppiarsi, può capitare che si esibisca in un vero e proprio rituale di corteggiamento. Dopo aver battuto i piedi a terra e gonfiato il piumaggio del capo e del collo, compie un breve saltello accompagnato da tre o quattro profondi battiti d’ala e da un inconfondibile sibilo prodotto dalla quarta remigante. Questa presenta una struttura modificata che, a contatto con l’aria, produce il caratteristico suono, udibile anche durante il volo dell’uccello; è più stretta, piccola e con il vessillo interno smarginato.

Parata Prataiola 1.jpg

Gallina prataiola in parata nuziale - fase di "salto", il maschio batte i piedi a terra, gonfia il piumaggio del capo e del collo, emette il verso scoppiettante e compie un breve salto accompagnato da tre o quattro profondi battiti d’ala. (Nicola Zara)

Questi rituali andranno avanti per tutta la durata della primavera e, tendenzialmente, ogni esemplare mantiene gli stessi territori e le stesse arene di anno in anno. Capita, non di rado, che più maschi convergano in un unico campo, attirati dalla presenza di femmine. I due contendenti si sfideranno dunque in una vera e propria gara canora, sin quando il più aggressivo dei due non ne avrà abbastanza e caccerà il rivale, spesso inseguendolo in volo per allontanarlo dall’arena, dando dimostrazione di una spiccata territorialità.

Le femmine depongono dalle due alle quattro uova di colore verde oliva o bruno in una piccola depressione nel terreno. Dopo un’incubazione di 20-22 giorni, in cui il maschio fa da guardia nei pressi nel nido, queste si schiudono. I pulcini sono ricoperti da un fitto piumino bianco picchiettato di bruno e, essendo nidifughi, saranno in grado di abbandonare il nido poco dopo la schiusa, alimentarsi autonomamente e seguire le madri nei siti post-riproduttivi.

Nella stagione post-riproduttiva si formano raggruppamenti di maschi, femmine e giovani che, in passato, potevano contare anche centinaia di individui. Oggi, purtroppo, gli stormi non superano i venti o trenta esemplari. Per tutto il periodo invernale questi raggruppamenti frequentano zone di alimentazione comuni, trascorrendo la notte in vaste aree aperte così da poter facilmente individuare la presenza di possibili predatori. Gli stormi cominciano a frazionarsi sul finire dell’inverno e si sciolgono completamente con l’arrivo della bella stagione, nel mese di marzo, quando i maschi mutano il piumaggio e prendono possesso dei loro territori nuziali.

C91A4619.jpg

Maschio di gallina prataiola - durante il periodo riproduttivo vestono un piumaggio fastoso e ammaliante, da notare l'inconfondibile disegno bianco simile a una V che solca il collo nero. (Marco Corda)

Minacce attuali, fattori di rischio,
conservazione e prospettive future

“Sa pudda campina”, letteralmente tradotto “la gallina dei campi”, era presente in tutte le pianure steppiche della Sardegna sino alla metà del XX secolo.

Il naturalista, gesuita e matematico italiano Francesco Cetti, nella sua opera “Uccelli di Sardegna” del 1776 afferma con certezza che la “gallina pratajuola”, nella nostra isola, era presente con una popolazione cospicua, più grande di quella francese; non esisteva pianura dove questo uccello non fosse presente. Oltre a questo, ne fece anche un’attenta e minuziosa descrizione grazie a diversi esemplari che ebbe modo di analizzare, mettendo alla luce interessanti dettagli come la particolare lingua biforcuta.

Il forte declino di questa specie è dovuto principalmente alle modificazioni delle colture agricole e alla caccia illegale. La gallina prataiola, prima di essere fortemente tutelata a livello regionale e nazionale, era preda ambita non solo dai cacciatori di tutta l'isola ma anche di quelli d'oltre Tirreno. Quest’ultimi, infatti, venivano appositamente in Sardegna alla ricerca di un uccello che in tutta Italia sapeva già di leggenda.

Al bracconaggio senza limiti si aggiunse, come già detto, il progresso ciclopico dell'agricoltura e la drastica riduzione degli ecosistemi steppici. La modernizzazione delle pratiche agricole (monocolture estensive, pascoli naturali sostituiti con prati da sfalcio e spietramento dei campi) hanno frammentato la popolazione di quest'animale, confinandolo a zone localizzate spesso molto distanti tra loro con la conseguente limitazione del flusso genico ed una scarsa variabilità genetica. Anche le lavorazioni meccaniche dei campi incidono negativamente sull'andamento della popolazione; basti pensare che il momento della fienagione in Sardegna, ovvero la raccolta e conservazione delle piante foraggere attraverso grandi balle di fieno, coincide con le ultime fasi della cova, e, per quanto i pulcini siano nidifughi, spesso non riescono a salvarsi dalle falci di ranghinatori e mietitrebbie.

C91A4143.jpg

Esemplare immerso tra le fioriture di asfodelo, in una calda serata di fine aprile (Marco Corda)

L’avvento dei pesticidi e biocidi utilizzati per salvare i raccolti dalle malattie e dalle infestazioni sono un’altra delle cause responsabili del crollo demografico della popolazione di gallina prataiola; con i loro principi attivi, infatti, incidono negativamente su tutta la rete trofica di quest’uccello.

Il fenomeno degli incendi, infine, è una piaga che puntualmente, ogni estate devasta la Sardegna, deturpando paesaggi e lasciandosi dietro il suo passaggio una scia di morte e desolazione.

È il caso eclatante di un incendio che nel 2021 ha percorso un’area steppica e incolta, con mosaici di sughere e perastri, territorio di diverse arene dove sino all'anno prima si contavano ben sei maschi territoriali in pochi chilometri quadrati.

L'anno seguente il monologo di un maschio solitario confermava il nostro triste presagio.

A distanza di oltre dieci anni dall'ultimo e unico censimento realizzato a livello regionale su questa specie, i dati e le informazioni che provengono dai numerosi ornitologi e appassionati risultano tutt'ora dispersivi e frammentati. Difficile dire con certezza quanti esemplari si riproducano e se sono stati occupati nuovi territori marginali, oltre a quelli storicamente noti.

Sarebbe dunque opportuno, dal nostro punto di vista, creare nuovamente un affiatato gruppo di lavoro, costituito da professionisti del settore, fotografi, birdwatcher e volontari, al fine di poter aggiornare la situazione di una delle specie più rappresentative e adattate alla vita negli habitat steppici e negli agro-ecosistemi tradizionali che per secoli ha prosperato sulla nostra isola.

Gallina prataiola al tramonto senza filigrana 2.jpg

Gallina prataiola al tramonto circondata da centinaia di fioriture spontanee (Nicola Zara)

Commenti (2)
Ospite
22 ott 2023

Bell'articolo questo sulla gallina prataiola, di cui non avevo mai sentito parlare. Il racconto, pur avendo dati scientifici, non annoia anzi coinvolge facendoci riflettere sulla fragilità dell'habitat di questo animale. Complimenti!! Pina

Mi piace

Ospite
22 ott 2023

Complimenti! Un vero piacere leggere questi articoli ben scritti, così accurati e appassionati, tanto da dare la sensazione di essere sul posto!!! Inoltre, grazie per avermi fatto scoprire "la gallina prataiola"!!! Proseguite così, siete sulla strada giusta! "Zia Nanda"

Mi piace
bottom of page