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Un mondo nascosto:
la biodiversità inaspettata di Roma

di Gianluca Damiani

NATURA E CONSERVAZIONE

07/03/2024

Un mondo nascosto: 
la biodiversità inaspettata di Roma

Gianluca Damiani

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Ali tra i palazzi

Chi non conosce la storia di Roma? Pensando a questa città si torna facilmente nel passato: un presente in bilico tra la quotidianità di una metropoli e l’iconica storia degli antichi romani.

Immaginando Roma non si può non pensare al Colosseo e alla basilica di San Pietro, o ai tanti monumenti nascosti tra strade e viuzze, ai marciapiedi e ai lastricati romani calpestati ogni giorno da milioni di turisti e cittadini. In questa città c’è una vita frenetica che corre, e non sa dove va, e noi svolgiamo le nostre mansioni, portando avanti le nostre vite, giorno dopo giorno, noncuranti che a volte, di nascosto all’ombra dei palazzi e al bordo delle strade, qualcosa ci osserva.

Milioni di piccole e silenziose vite passano in questa città, oltre alle nostre. Se camminate nel centro di Roma e alzate gli occhi al cielo, provando a spingere lo sguardo appena oltre i tetti e le antenne dei palazzi, vedrete un mondo fatto di piccole sagome in movimento. Rondoni, rondini, balestrucci, e poi stormi di storni in inverno, piccioni, tortore, cornacchie e gabbiani. L’area urbana di Roma ospita più di 100 specie di uccelli, molti dei quali nidificanti, che sopravvivono, migrano e si riproducono a un passo da abitazioni, uffici, monumenti. La presenza di così tante specie in un’area fortemente antropizzata ci deve far riflettere. Se da un lato l’urbanizzazione sta’ rapidamente divorando gli ecosistemi e la natura selvaggia, a scala globale, dall’altro lato molte specie si stanno adattando a sopravvivere a stretto contatto con l’uomo.Le grandi città come Roma sono un forte attrattivo per alcune specie, soprattutto per le più opportuniste e in grado di resistere a forti regimi di disturbo. I gabbiani reali e le cornacchie grigie, ad esempio, sono drasticamente aumentati in città negli ultimi trent’anni. La disponibilità di siti di nidificazione e le pressoché illimitate risorse trofiche prodotte dall’uomo sono uno dei principali motivi della presenza di queste specie in città. Gli storni, contrariamente, arrivano in città d’inverno e sfruttano le aree urbane per raggrupparsi, evitando i predatori, e per passare le notti al caldo. All’interno di Roma, infatti, la temperatura è mediamente di qualche grado più alta rispetto alle campagne circostanti, e gli storni sfruttano il riscaldamento prodotto dall’uomo per superare il freddo invernale e per abbassare il rischio di una predazione. Una grande quantità di prede però, deve per forza portare con sé dei predatori; Otto milioni di storni circa, che ogni inverno frequentano Roma, hanno a che fare con più di 25 coppie di falchi pellegrini che ad oggi nidificano in questa città. Gheppi, allocchi, poiane e civette, sono gli altri rapaci che frequentano le ville e i parchi urbani.

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Un falco pellegrino vola sulle strade di Roma (Gianluca Damiani)

Nascosti tra di noi

Ma se il cielo è animato dal volo degli uccelli, scendendo sul terreno tra strade e automobili c’è qualcos’altro che si nasconde. La notte trasforma completamente la città. Con l’arrivo del buio, e con la progressiva tranquillità data dall’assenza delle persone, molte specie si muovono iniziando la loro attività. Tra i lecci secolari dei giardini del centro di Roma si nascondono grandi insetti saproxilici, come il cerambice della quercia o lo scarabeo eremita, che passano le ore diurne nascosti all’interno di cavità del tronco degli alberi per uscire soltanto la sera. Questi insetti legati al legno morto e agli alberi di grosse dimensioni, protetti dalla direttiva habitat, sono estremamente rari in molti ambienti naturali, ma sopravvivono con popolazioni vitali e riproduttive nel centro città. Abbassandosi sul terreno poi, nelle notti più tranquille, potremmo sentire il canto trillante dei rospi smeraldini, di rospi comuni, di raganelle e rane verdi. Le aree umide nascoste nella città, come stagni artificiali, fontane e canali di scolo, sono habitat complessi e di rifugio per molte specie di anfibi, compreso il tritone punteggiato e la salamandrina. Persino sottoterra, molti metri al di sotto di strade e marciapiedi, c’è biodiversità.

Gli ambienti ipogei costituiti da scavi archeologici, canali fognari e cunicoli, sono la dimora di specie relitte e dimenticate, all’ombra della storia di Roma, come il granchio di fiume. Una delle sorprese più grandi per un naturalista è che ci sia una popolazione riproduttiva di granchi di fiume tra le rovine dei Fori Imperiali, a poche decine di metri dal Colosseo. Questi grossi granchi, schivi e inattivi durante il giorno, scavano le loro tane sulle sponde fangose dei canali fognari a ridosso dei monumenti. Questa popolazione è da considerarsi un relitto, scoperta appena 15 anni fa, e rimasta isolata e imprigionata al centro di Roma da secoli.

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Un granchio di fiume nella notte romana (Gianluca Damiani)

Alieni in città

Ma così come specie poco mobili, quali i granchi, i rospi e gli insetti sono rimasti ultimi relitti in città, ci sono specie estremamente adattabili che invece sono arrivate solo di recente, da molto lontano. Roma ospita infatti diverse specie di “alieni”, perfettamente adattati alla vita urbana, e attratti dalle risorse lasciate dall’uomo. È il caso dei parrocchetti monaci e dal collare, attratti in città dalla disponibilità di cibo, dai siti di nidificazione e dalle elevate temperature. Questi uccelli, riproduttivi in natura in Africa e Sud America, sono ad oggi naturalizzati a Roma a seguito di liberazioni e rilasci involontari avvenuti negli anni ’80. Ripercorrendo la storia di Roma non si può non menzionare il fiume Tevere, che pur essendo densamente popolato da ratti e frequentato da varie specie di uccelli acquatici, ad oggi è la dimora di alcune colonie di nutrie, anch’esse giunte da lontano. Tra le correnti del fiume, infatti, dove il corso rallenta in prossimità di isolotti fangosi, questi grandi roditori si riproducono e costruiscono le loro tane.

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Un parrocchetto dal collare utilizza come posatoio un capitello dell'Arco di Costantino (Gianluca Damiani)

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Nutria sulle sponde del fiume Tevere (Gianluca Damiani)

Equilibrio

Alla fine, arriva sempre il più bello: i cinghiali di Roma, e il ritorno di un antico predatore. Ad oggi la presenza di nuclei di cinghiali urbani, giunti fino al centro città, è nota in tutta Italia. L’impatto di questa specie sui cittadini è tutt’ora oggetto di studio e la popolazione urbana di cinghiali è costantemente gestita con catture e abbattimenti, al fine di ridurre numero e densità nei centri abitati. I fenomeni che spingono i cinghiali a vivere in città sono molteplici e complessi: l’incremento di individui nelle aree periurbane, oramai divenute “sature”; l’abbandono dei parchi cittadini, divenuti spesso molto selvaggi e poco frequentati dall’uomo; e la costante presenza di rifiuti come fonte trofica primaria. I cinghiali di Roma sono oggi un simbolo di un ritorno della natura nelle aree dominate dall’uomo, ma al tempo stesso rappresentano il degrado e una scorretta gestione e convivenza tra attività antropiche e grandi mammiferi.

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Cinghiali si nutrono di rifiuti di origine antropica, Roma (Gianluca Damiani)

Tuttavia, il ritorno delle prede ha recentemente portato con sé una specie scomparsa da Roma da molto tempo: il lupo. Nell’area circondariale attorno al raccordo anulare si riproducono almeno sei branchi di lupi, tornati a frequentare la campagna romana solo negli ultimi dieci anni. La presenza di un importante predatore, seppur limitata e ancora a bassa densità, arricchisce fortemente gli ecosistemi urbani e suburbani attorno a Roma. Le campagne e le foreste romane sono oggi attraversate dai sentieri dei lupi, simbolo storico della città, che portano augurio e speranza per il futuro. La natura a volte resiste, ed è resiliente e resistente agli impatti causati dalla presenza dell’uomo. Il lupo è un chiaro esempio di un grande ritorno, che, ci auguriamo, non sarà l’ultimo. La biodiversità deve sorprenderci, non solo in luoghi selvaggi, ma anche dietro casa e nelle piccole cose di tutti i giorni. Le aree urbane possono essere ecosistemi estremamente complessi, in grado di mantenere catene attive trofiche complesse e tutti i processi fondamentali di un habitat naturale. Immersi nel traffico o di fronte ai monumenti, tra un semaforo e l’altro, o tra i negozi, se siete a Roma guardatevi in giro, la natura selvaggia c’è, in un mondo nascosto intorno a noi.

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Un lupo si muove elusivo al tramonto, tra le campagne a Nord di Roma (Gianluca Damiani)

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