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Alla ricerca del picchio nero della brughiera

di Paolo Meroni

FOTOGRAFIA

17/12/2023

Alla ricerca del
picchio nero della Brughiera

Paolo Meroni

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Il picchio nero

In tempi in cui si parla spesso di animali che scompaiono e specie a rischio di estinzione, ce ne sono anche altre che seguono un andamento opposto, e non solo le famose specie aliene che tanto attirano l’attenzione del grande pubblico. Il picchio nero (Dryocopus martius) ne è un esempio. Questa specie di picchio, tra le più grandi al mondo, fino ad una decina di anni fa era presente nel nord Italia soltanto in ambienti montuosi e solo di recente si è spinta in zone collinari e pianeggianti. Inconfondibile, completamente nero con una macchia rossa sulla testa, il picchio nero è quindi un 'nuovo arrivato' nei boschi delle brughiere lombarde. La sua presenza in un bosco è ben segnalata da segnali vocali e visivi. È infatti una specie particolarmente ‘rumorosa’, sia per quanto riguarda il canto, che per le percussioni che produce contro il legno dei tronchi, ceppi e rami che spesso riduce a brandelli con il suo lungo becco.

Avendo passato una gran quantità di tempo nel bosco, ho avuto la fortuna di assistere a diversi comportamenti interessanti, tra cui diverse interazioni tra conspecifici, sia dello stesso sesso che non.

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Due femmine aggrappate sullo stesso tronco comunicano emettendo versi acuti ed assumendo a scatti posture ‘display’ molto particolari, allungando i colli e puntando i lunghi becchi bianchi.

Nella brughiera l’albero prediletto per la nidificazione è il platano. Probabilmente in questo luogo è la specie che meglio soddisfa le caratteristiche ricercate dal picchio. Vecchi alberi, piuttosto alti, con un buon diametro del tronco ad una certa altezza e senza la presenza di rami fino a oltre l’altezza del foro d’ingresso.

La presenza dell’uomo, frequente nel bosco, non sembra disturbare questa specie, che in alcune occasioni anzi si avvicina parecchio. Tuttavia, temo che la continua azione dell’uomo sulla brughiera, che ho potuto osservare più volte con i miei occhi, possa poter minare la presenza del picchio nero. Sono infatti frequenti i tagli di piante e la loro pronta rimozione. Se venisse a mancare la quantità minima di legno in decomposizione necessaria per il sostentamento degli individui presenti nel bosco, questi ultimi, seppur in grado di compiere spostamenti anche di chilometri per foraggiarsi, potrebbero decidere di spostarsi altrove.

Il legno in decomposizione contiene infatti le prede preferito dal picchio, ovvero le formiche e le larve di altri insetti. I segni lasciati durante la ricerca del cibo sono inconfondibili, presentano infatti una maggior profondità rispetto a quelli degli altri picchi e tendono a svilupparsi in verticale, seguendo le venature del legno che viene scalpellato e rimosso con grande cura durante l’operazione.

I picchi sono animali che da sempre hanno attirato l’attenzione dell’uomo. Nella leggenda di Romolo e Remo, il picchio aiuta la lupa a nutrire i gemelli e a difendere gli alberi sacri. Per i romani i picchi avevano una grande importanza ed erano considerati simbolo di industriosità, coraggio e guerra. L’associazione tra i picchi e il Dio della Guerra, Marte, è molto antica. Questa connessione rimane ancora oggi nel nome scientifico del Picchio Nero, martius. Vi sono poi leggende  e credenze europee che vedono come  protagonista proprio il picchio nero, con chiari riferimenti ai colori che lo contraddistinguono. Generalmente in queste il picchio assume un ruolo più negativo di quanto invece aveva per gli antichi romani.

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Un maschio (cappuccio rosso sull’intera testa) è intento a fare pulizie, portando con sé una sacca fecale che rilascerà in volo ad una certa distanza dal nido. (Paolo Meroni)

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Una femmina di picchio nero (distinguibile dal maschio per la presenza della macchia rossa limitata alla nuca) è aggrappata all’ingresso di un foro da lei scavato in un platano, pianta prediletta per la nidificazione nella brughiera.  (Paolo Meroni)

Fotografare il picchio nero

L'idea di realizzare un libro sul picchio nero è nata durante la quarantena del 2020, quando non potendo muovermi al di fuori di confini ben limitati, ho iniziato a frequentare sempre più spesso il bosco vicino casa e così facendo mi sono interessato sempre di più a questa specie, che fotografavo nelle stesse zone dal 2016. Il picchio nero della brughiera – edito da Pubblinova Edizioni Negri - è il risultato di anni di dedizione e ore passate sul campo alla ricerca e all’osservazione di questa splendida specie, sempre ritratta nel bosco vicino casa.

Da subito mi sono reso conto delle difficoltà di un progetto simile. Nonostante le grandi dimensioni e l’inconfondibile vociare, il picchio nero è piuttosto complicato da fotografare, quando non si trova al nido e soprattutto fuori dal periodo di corteggiamento e nidificazione. Le sue abitudini prevalentemente arboricole, che lo impegnano spesso nelle alte chiome degli alberi, lo rendono difficile da localizzare. Nella brughiera, è inevitabile, quasi sempre rami e rametti si frappongono tra noi e il soggetto, ostacolando la realizzazione di composizione pulite, soprattutto nelle zone dove prevalgono i noccioli, le robinie e i carpini. Per non parlare del fatto che la maggior parte del tempo lo osservavo in condizioni di luce scarsa. Più il tempo passava, più la ricerca della fotografia perfetta diventava snervante, con alcuni comportamenti, come l'accoppiamento, che sembravano sfuggirmi di continuo.

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I picchi neri sono in grado di trovare cibo anche sotto una spessa coltre di neve. In inverno non compiono spostamenti, rimanendo tutto l’anno nella brughiera. (Paolo Meroni)

Per le foto al nido utilizzavo quasi sempre cavalletto e comando a distanza, per comodità e praticità. Per le foto in volo dovevo alzare parecchio gli iso in modo tale da avere tempi di esposizione sufficienti, non avendo assolutamente intenzione di avvicinarmi e/o utilizzare flash e altre illuminazioni artificiali.

Naturalmente durante le decine di uscite e le ore passate nel bosco non sono mancate situazioni fotografiche davvero interessanti, le quali mi hanno permesso di fare foto di cui sono molto soddisfatto.

Una mattina di marzo, alle 8.30 circa stavo camminando nella brughiera da circa un'ora quando all'improvviso nel bosco riecheggia un inconfondibile “krrukkrrukkrruk”. Mi muovo in direzione del suono e poco dopo noto sul tronco di un pino silvestre un picchio nero. Si sposta di albero in albero, lo seguo lentamente, stando a debita distanza per non infastidirlo. Dopo qualche minuto fa una cosa che non mi sarei mai aspettato: scende a terra! Scendono, sono una coppia. Per la prima volta vedo un picchio nero comportarsi così. Mi sdraio per avvicinarmi ancora un po’ senza disturbarli. La femmina si sposta di una decina di metri e scompare alla mia vista. Inizio a scattare diverse foto. La luce ancora calda del sole entra nel bosco retroilluminando il picchio e creando un’atmosfera davvero suggestiva. Il picchio stava cercando formiche in un ceppo di pino silvestre tagliato qualche tempo prima dai boscaioli. Dopo circa un quarto d’ora si sposta poco più in là sul tronco di un altro albero, mi alzo e lo seguo lentamente. Canta un paio di volte e la luce, nell’aria ancora fredda del mattino, illumina il vapore che esce dal becco durante l’emissione del suono. Un’occasione questa che non mi è mai piu capitata.

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(Paolo Meroni)

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